Beni confiscati alla mafia restituiti alla comunità: a Sale nascono nuovi spazi di accoglienza e inclusione

Data:
1 Aprile 2026

Condividi:

Due beni sottratti alla criminalità organizzata tornano a vivere come luoghi di solidarietà, accoglienza e rinascita. Sono stati, infatti, inaugurati, nei giorni scorsi, a Sale gli appartamenti di via Voghera 18 e via Giacomini 23, un tempo riconducibili a circuiti mafiosi e oggi restituiti alla collettività per sostenere persone in condizioni di fragilità.

L’intervento rappresenta un segnale forte e concreto: ciò che era simbolo di illegalità diventa strumento di bene comune. Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 5 “Inclusione e Coesione”, i due immobili sono stati completamente ristrutturati e trasformati in Gruppi Appartamento, con una disponibilità complessiva di undici posti.

Gli alloggi, affidati al Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale (CISA) di Tortona, saranno gestiti in collaborazione con la cooperativa Il Gabbiano. Si tratta di un progetto di Housing First che prevede un’accoglienza temporanea di ampio respiro, fino a 24 mesi, rivolta a persone senza dimora o in grave marginalità sociale, accompagnandole in un percorso verso l’autonomia abitativa.

«Non si tratta semplicemente di rispondere all’emergenza abitativa – sottolinea il Presidente del CISA– ma di costruire percorsi personalizzati per persone fragili, restituendo loro dignità e prospettive di futuro».

Grande soddisfazione per l’iniziativa è stata espressa dal sindaco Enrico Santi: «Questi appartamenti rappresentano un orgoglio per tutta la comunità. Sono beni confiscati alla mafia che oggi diventano strumenti di inclusione e sostegno. È la dimostrazione che lo Stato e le istituzioni, insieme, possono trasformare ciò che nasce dall’illegalità in opportunità di rinascita».

Nel corso dell’inaugurazione sono state lette le parole del Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno, Onorevole Wanda Ferro, che ha definito l’iniziativa «una duplice vittoria dello Stato: da un lato il sequestro e la confisca dei beni sottratti alla criminalità organizzata, dall’altro la loro rinascita come spazi dedicati al bene comune.».

Questi spazi non sono solo abitazioni: sono simboli tangibili di riscatto, esempi concreti di come i beni confiscati alla mafia possano diventare leve di cambiamento sociale, di inclusione e solidarietà restituendo valore e futuro ai territori e alle persone più fragili.